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Bruno d’Arcevia, la poetica del paradosso temporale

ANCONA – Grande successo di pubblico per le visite guidate dedicate alla personale “Bruno d’Arcevia, la poetica del paradosso temporale” organizzata dal Comune di Ancona e dall’Associazione Culturale Marche Atipica, patrocinata dalla Regione Marche, in programma fino a domenica 30 maggio alla Pinacoteca Civica Podesti di Ancona. Nonostante le recenti chiusure imposte dalle restrizioni covid esprime soddisfazione l’assessore alla cultura Paolo Marasca: «La Mostra di Bruno d’Arcevia, fortemente sostenuta e voluta dalla Regione per celebrare, nel capoluogo e all’interno di uno dei Musei più importanti del territorio, si è svolta nel periodo più difficile che potevamo immaginare, e nonostante ciò ha avuto risultati importanti. Questo conferma il ruolo dell’arte, e l’indispensabile passione di tutti quelli che, con il loro lavoro, si dedicano al suo radicamento».

Domenica scorsa Bruno d’Arcevia ha visitato di persona la mostra in compagnia del curatore Antonio Luccarini e dei sostenitori Emanuele Lodolini e Fabio Badiali che hanno fortemente voluto e supportato questo evento artistico. «Apprezzo molto il catalogo e l’allestimento di questa mostra – ha dichiarato il maestro – che esalta le mie opere sopratutto quando si trovano a dialogare con quelle di Maratta, Guercino e Lilli. È un onore per me essere celebrato in questo meraviglioso luogo di cultura, e ringrazio tutto lo staff per avermi donato questa grande emozione».

Per l’occasione il professor Luccarini– curatore della mostra – ha rievocato il contesto storico, quello straordinario Novecento in cui Bruno d’Arcevia «ha sempre mantenuto vigile l’occhio sulla realtà, ha capito che il centro della sua produzione non doveva essere la realtà così com’era, ma la stessa storia dell’arte, il passato dell’arte, la rappresentazione della realtà così come si era evoluta». «Non un nostalgico, un pittore passatista che rimpiange quello che è andato perduto, che insegue il mito di una tradizione calpestata e offesa», ha sottolineato il curatore: «Se c’è una nostalgia all’interno del suo percorso è la nostalgia della visione, di quando l’arte sapeva accendersi in funzione di un processo che era di conoscenza, di rivelazione, di purificazione spirituale: era arte pura, libera da ogni soggezione, da ogni moda, da ogni ismo».

Un pubblico di appassionati, amici e curiosi ha visitato la mostra in queste settimane, meravigliati per l’impatto visivo dell’allestimento oltre che dalla bellezza della Pinacoteca stessa e dei capolavori che custodisce. Anche i collezionisti, che hanno prestato le opere, sono venuti da Roma, da Alessandria, da Torino per verificare come le loro opere sono state inserite nel percorso espositivo e per avere copia del catalogo con dedica firmata dal maestro. Tutti sono rimasti colpiti dalla professionalità delle guide e dalla gentilezza dello staff della Pinacoteca che hanno saputo gestire i gruppi di visitatori rispettando i protocolli di sicurezza e illustrato con dovizia di particolari le opere anche nei loro significati più esoterici.