Lui e lei: due mondi diversi, due vite, due destini. Un incontro casuale su un treno: lo stesso compartimento, gli stessi pensieri, la stessa visione del mondo che può inconsapevolmente unire due persone qualunque. Lui scrittore famoso, burbero, aristocratico, elegante e pieno di presunte certezze; lei sua assidua lettrice, impacciata, logorroica, che rivede negli scritti di lui parvenze della sua vita. Lo spettacolo si basa tutto sull’incontro di queste due anime (le persone in quanto tali assumono un ruolo secondario rispetto all’anima che di loro emerge attraverso un continuo elaborio di pensieri) che conversano parlandosi davvero solo verso la fine, che su questo treno (emblema esso stesso del caso e della fugacità di tutte le cose) che collega Parigi e Francoforte si rivolgono l’uno all’altro solo attraverso i loro pensieri. Lei, interpretata dall’attrice Cristina Sebastianelli (che sostituisce Serena Grandi, assente per un malore, ma forse più adatta a tale ruolo almeno dal punto di vista anagrafico) si trova così faccia a faccia con il suo mito, proprio ora che ne sta leggendo uno dei più grandi successi: ”L’uomo del destino” appunto. Lo guarda senza avere il coraggio di proferire parola, rivolgendosi però a lui mentalmente e condividendo con lui pensieri e ricordi. Come ci si può avvicinare a qualcuno che credi di conoscere perfettamente solo perché la sua arte ti è entrata dentro? Come puoi trasmettergli il tuo sentirsi con lui complice senza apparire banale o illogica? E, soprattutto, se l’avessi idealizzato? Se non fosse poi come lo hai immaginato? Forse l’ombra è meglio di ciò che il sole illumina? Ma poi lui, distratto, di successo, si accorge finalmente di lei e prendendo spunto proprio da quel libro ne nascerà finalmente uno scambio di battute vero. Eppure, come nella vita, le cose migliori restano sempre quelle non dette. Un eccelso Orso Maria Guerrini: teatro allo stato puro. Naturale eppur credibile nella sua recitazione come solo i grandi del calibro di Lavia o Gassmann hanno saputo essere. Superbo e geniale. Inizia il suo monologo domandandosi se non sia in fondo tutto amaro nella vita, dalle pieghe della sua bocca al sesso fatto senza amore; finisce con una risata fragorosa e dissacrante. Non è tutto amaro, allora. Sole e ombra smettono di essere entità distinte.