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Patrizia Balducci
OLTRE LA NEVE



15-30 GENNAIO 2011


JESI, Palazzo dei Convegni


:: CARTELLA STAMPA



IDEAZIONE E COORDINAMENTO
Associazione Culturale Marche Atipica

CON IL PATROCINIO DI
Comune di Jesi
Provincia di Ancona
Confagricoltura


CON IL SOSTEGNO DI
Agriturismo Gocce di Camarzano
Banca Marche
Airforce Made in Fabriano
Cantina Cavalieri

A CURA DI
Simona Cardinali

PROGETTO ARCHITETTONICO
Riccardo Bucci

COMUNICAZIONE VISIVA
Creative Project

UFFICIO STAMPA
Mauro Luminari
Tel. 0731/814079
Mobile 338/6002190
mauroluminari@gmail.com



CALDA COME LA NEVE
di Simona Cardinali

Tutto ciò che rimane sotto il gelido e candido manto che la neve posa quando giunge la sua stagione vive protetto , al riposo e lontano da qualsiasi pericolosa incursione.
Il bianco cristallino riflette via qualsiasi ingannevole pensiero e la purezza di una naturale composizione scoraggia qualunque atto di prepotenza chimicamente studiato.
Si sta al caldo sotto la neve di Patrizia Balducci, ci si sente finalmente giunti in quel luogo che per ognuno significa casa. Si ritrovano gli affetti di sempre, le azioni ripetute ogni giorno, i più intimi segreti che nessuno può conoscere e i sogni con cui si è nati.
Nasce così la pittura di questa artista fabrianese che con delicati e gentili passi si presenta al mondo. La continua esperienza verso la manualità e la passione per la natura naturans contraddistinguono Patrizia Balducci che fin da piccola troviamo impegnata a sperimentare diverse tecniche e materiali. Tra tutti, a vincere è la pittura ad olio.
Immersa in una dimensione atavica, anni luce lontana dalla frenetica corsa metropolitana, dalle elettroniche pulsazioni di nevrotici city manager e di donne in carriera riluttanti di fronte a un filo d’erba capaci di infangare il mondo in pochi minuti, Patrizia Balducci si ferma, osserva e sceglie un’alternativa pura, ingenua, incontaminata e semplicemente felice.
Ed è la sua pittura a dimostrarlo; una pittura che durante il tempo subisce un’evoluzione sia stilistica che concettuale ma che mantiene comunque quella rilassata e consapevole certezza di chi ha scelto e creato una propria realtà. Il medium artistico parla e naturalmente culla, abbraccia e gioca con la pittrice per giungere a tal fine.
Salta il pensiero, osservando le opere del primo periodo di Patrizia Balducci, a Henri Rousseau detto il doganiere, artista del secolo passato che sulla scorta degli impressionisti scuote il movimento artistico francese scandalizzando in un primo momento i critici per il suo fare naìf.
C’è così in entrambi la volontà di riprendere il reale manipolandolo però con coscienti licenze pittoriche, appiattendo gli sfondi, forzando gli scorci prospettici e caricando i colori fino a farli divenire irreali; espedienti pittorici che affascineranno gli artisti simbolisti ai quali in seguito faremo riferimento.
Nella prima fase pittorica di Patrizia Balducci si percepisce chiaramente la volontà di tirar fuori da quella natura tanto amata un’immagine che partendo da una visione reale si converte in visione elaborata con i colori “sentiti” dall’artista. Nascono in tal modo i paesaggi innevati e la serie (facente parte di un ampio progetto pensato dall’artista) delle scene di vita di campagna. Si sente l’odore dei setacci pronti per essere intrecciati,appena ripuliti dal re contadino che regna incontrastato sul suo trono di paglia e le corone di cipolle, così come ancora vivo è il vociare di due vivaci vecchiette confuse nelle loro chiacchere squillanti, vigilate da un buffo cane dalle forme aliene.
Grazie ai prodigi della natura combinati con l’ingegno umano nascono dei prodotti sublimi tra cui la carta, elemento che non può sfuggire a Patrizia Balducci viste le sue origini fabrianesi.
Dal pennello dell’artista escono così le opere destinate a raccontare in modo ironico e curioso i diversi usi della carta. Il cappello di Giasone opera che dal titolo sembra appellarsi ad un antica scena mitologica, svela in realtà il buffo volto di un personaggio realmente esistito che la carta utilizzava per farsi cappellini da lavoro. Da sopra un tetto Giasone, grazie a una prospettiva spericolata mostra in primo piano con orgoglio il suo “mitico” cappellino che diviene il punto di incontro di dinamiche forze che sembrano scuotere ed animare la figura indaffarata. Memoria storica diviene invece la scena rappresentata nell’opera Aspettando l’inverno dove bambini spigolosi su di un pavimento impennato vengono sorpresi mentre preparano con la carta bagnata, guidati dalla maestra, delle specie di cartocci che servivano in passato ad alimentare la stufa.
Poi, come spesso accade nei percorsi artistici, si compiono “opere di snodo” che determinano un passaggio ad una fase successiva segnata dalle memorie del passato ma aperta a nuovi stimoli.
Le dimensioni del supporto aumentano e compare una donna dai lunghi capelli e dagli occhi di neve.
Prima di essere inghiottita da un caldo letto di foglie autunnali, la donna dagli occhi di neve, volge verso il cielo uno sguardo interrogativo e inaugura con un vortice di capelli la discesa verso gli spazi più intimi dell’artista. Sull’orlo di un precipizio, oltre il quale si stende un luminoso panorama, ancora lei con le braccia imploranti, sta per essere risucchiata da una forza tanto attesa.
La ricerca artistica di Patrizia Balducci si piega all’interno e libera l’inconscio dalle sue ancestrali catene.
I materiali e le sostanze della terra si mescolano per trasformarsi in fluidi torrenti di colore più luminosi che mai, dove sempre lei, la donna dagli occhi di neve e i capelli di sole si muove. In un elaborato trittico, la vediamo impegnata in una contorta danza su scenografie apocalittiche dove, intenta a curare i suoi amati fiori, viene assalita all’improvviso da due scure mani. Nella seconda tela si giunge al massimo della tensione, mani che sbucano dal cielo e mani che spuntano dalla terra e lei con i suoi chiari capelli di luce si dimena sotto la stretta presa. Nell’ultima opera del trittico la scelta è dichiarata; lei andrà lontana dalla terra madre per riconciliarsi con quella forza generatrice primigenia a cui si deve l’origine della vita. La neve dei suoi occhi si scioglierà, i capelli ritorneranno raggi di sole e il suo corpo si modellerà sulle forme sinuose della luna.
Facendo un lungo passo indietro nel tempo, ricollegandoci a quell’atmosfera fine secolo di cui parlavamo sopra, in questa seconda fase pittorica dell’artista, è interessante ripensare al messaggio artistico teorizzato dal movimento simbolista.
Attenendosi ad una ripresa della natura che mai si disperde, come accade nei quadri di Patrizia Balducci, i simbolisti non caricano le loro opere di significati allegorici (al contrario di quello che si potrebbe pensare) ma cercano di passare il loro messaggio in modo chiaro permettendo a tutti, anche a quelli più sforniti di strumenti di decodificazione artistica, la possibilità di leggere l’opera d’arte. Opere in cui l’oggettivo viene trasfigurato dal soggettivo. Questa è la volontà di Patrizia Balducci, esprimere le sue idee sempre cariche di una forte emotività attraverso una forma facilmente comprensibile capace di scatenare una forte reazione soggettiva.
Un filone, che nasce da una costola delle opere caratterizzanti la seconda fase pittorica di Patrizia Balducci, è quello religioso. La ricerca, la discesa o la risalita dell’io può trovare alcune consolanti visioni nel pensiero teologico che l’artista interiorizza secondo una semplice e pura logica.
Scende un angelo sulla terra che sospira e cerca ispirazione da quel blu da dove è venuto; un muscoloso San Cristoforo attraversa acque che sembrano tinte dal petrolio; la scena della divina nascita è interpretata secondo un’intricata concezione astrologica, e degli argentei pescioloni intrattengono il re pescatore. Nelle opere a carattere religioso i blu provengono dai più profondi abissi e i gialli dal dorato sfavillio delle chiese bizantine.
Escono da questo tema anche due grandi sculture in gesso, una nata appositamente con il quadro della natività, capaci di testimoniare la felice manualità dell’artista applicata al formato tridimensionale.
Ma c’è chi viene dal cielo e non ha sempre voglia di impegnarsi in intimistiche ricerche esistenziali. Alzato il manto di neve dove amano spesso rifugiarsi, una decina di angioletti irriverenti si divertono a legarsi le ali per fingersi uomini. La condizione si inverte: la donna dagli occhi di neve che anela seria verso il cielo lascia spazio al gioco scanzonato di piccole creature celesti che giocano a vivere sulla terra.
Per capire la pittura di Patrizia Balducci basta dunque guardare sotto o attraverso la neve.







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