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ARTE' FOTO
FESTIVAL INTERNAZIONALE DI FOTOGIORNALISMO


20 MAGGIO - 7 GIUGNO 2009


PROVINCIA DI ANCONA


web: www.artefotofestival.org


IDEAZIONE E COORDINAMENTO
Associazione Culturale Angeliribelli Lab

A CURA DI
CIS Srl

UFFICIO STAMPA
Mauro Luminari




03-09-2009, Assassinato Christian Poveda

In Francia il 30 settembre 2009 esce il film di Christian Poveda "La vida Loca". Invitiamo i festival di cinema italiani e le singole associazioni che organizzano proiezioni in Italia a proiettare questo bellissimo documentario contattando il manager di Christian, Alain Mingan, anche attraverso la mail del festival ... vi metteremo volentieri in contatto. Assassinato in Salvador Christian Poveda Mercoledì 3 settembre alla periferia di San Salvador è stato ucciso Christian Poveda. Da 4 anni abitava in Salvador con la sua compagna salvadoregna.
Abbiamo avuto il piacere di conoscerlo e averlo con noi durante ArtèFoto soltanto 3 mesi fa e la notizia di quello che è successo è stata un brutto colpo, non solo per noi organizzatori del festival che avevamo passato con lui un'intera settimana, ma anche per tutti quelli che hanno avuto la possibilità di incontrarlo e conoscerlo in occasione della visione del suo film documentario “La Vida Loca” a Castelplanio lo scorso giugno.
A conferma della sua grande umanità abbiamo ricevuto molte telefonate ed email di incredulità e di commozione da chi ha partecipato al festival. La visione del suo documentario ad ArtèFoto è stata seguita da oltre un paio d'ore di dibattito e di domande, durante le quali Christian non si è risparmiato con nessuno. Ci eravamo lasciati con l'intenzione di rivederci a fine settembre a Parigi dove ci aveva invitato per l'uscita del film nelle sale cinematografiche francesi (l'uscita non è prevista in Italia). Ci aveva anche parlato di quanto sarebbe stato bello poter organizzare un festival di fotogiornalismo in Salvador, dove non ci sono soldi per questo tipo di iniziative anche se ce ne sarebbe un gran bisogno. In compenso, ci diceva che nel Paese dove si era trasferito il tempo era sempre bello, contrariamente alle giornate di pioggia di ArtèFoto che stavamo vivendo. Ci eravamo lasciati anche con questa “assurda” idea di organizzare qualcosa insieme in Salvador.
Quei progetti assurdi che però probabilmente aiutavano non solo lui a continuare a vivere. Sappiamo per certo che ad aprile le Marras gli avevano chiesto di fare da mediatore con lo Stato per arrivare ad una pacificazione e che lui aveva accettato. Sappiamo per certo che lui, come dichiarato più volte nelle sue interviste, si sentiva oramai al sicuro tra le favelas delle gangs perché aveva ottenuto la garanzia direttamente dai boss in carcere, per poter continuare il suo lavoro. Sappiamo che non è stato ucciso in una favela, ma sulla strada di ritorno verso El Salvador e che la sua uccisione ricorda più un'esecuzione o un regolamento di conti. Fotogiornalisti che lavorano in America Centrale e suoi amici hanno parlato di un documentario che probabilmente ha disturbato qualcuno e non hanno escluso possibili mandanti anche tra l'esercito o la polizia, mandanti che probabilmente non hanno nessun interesse che si arrivi ad una pacificazione nel Paese. “Se questo tipo di giornalismo è in pericolo non lo è solo per il fatto che persone come Christian rischiano la loro vita, ma anche perché i loro lavori trovano sempre meno spazio nei media che dovrebbero promuoverli” (Christian Caujolle, Liberation).
Alain Mingam, membro di Reporters Senza Frontiere e amico stretto di Christian Poveda, ci ha lasciato un vivido ritratto del suo amico scomparso. "Christian era il figlio di repubblicani spagnoli che hanno cercato rifugio in Francia, dalle sue origini derivano forti convinzioni umaniste alle quali egli è sempre rimasto fedele. Era un reporter in Cile, sotto la dittatura di Pinochet, in Nicaragua e El Salvador. Egli è stato molto impegnato e coinvolto nei suoi soggetti senza prendere posizione. Le sue convinzioni umanistiche andavano di pari passo con un grande rigore professionale. Aveva un approccio originale e una capacità incredibile di penetrare il mondo che stava filmando, che si trattasse dell'AIDS, dell'antifascismo in Francia o delle maras salvadoregne. Per lui il modo in cui un film è stato curato era più importante di qualsiasi commento. In questo modo ha restituito l'umanità a persone come i mareros a prescindere dalla mostruosità delle loro azioni. Il coinvolgimento personale di Christian nel suo soggetto lo ha anche portato ad essere avvicinato da bande che lo vedevano come un possibile mediatore". Da mercoledì la voce del coraggio di Christian Poveda tace, ma le sue fotografie e le sue immagini sono un'eredità così ricca da non poterci far dimenticare il suono della sua voce.








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